“Bisogna lasciare il passo alle nuove generazioni: anche perché, se non glielo lasci, se lo prendono comunque”. È con quest’aforisma di Luciano Lama in testa che abbiamo intrapreso l’intervista a Elio Di Toro. Perché, tra le tante realtà di Serie C attente alla valorizzazione dei giovani, l’Audace Cerignola è una di quelle che più incuriosisce. La società pugliese, dal 2022 in terza serie, ogni stagione sorprende per scelte e, soprattutto, per il coraggio con cui le porta avanti. Senza mai tradire il proprio credo, fondato principalmente – ma non unicamente – sulla valorizzazione delle nuove leve del calcio italiano. E, puntualmente, ogni anno è lì a dire la sua. Come nel campionato 2024/2025, quando arrivò a un passo dalla promozione in Serie B. Il direttore sportivo dei gialloblù, Elio Di Toro, ci ha raccontato il progetto dell’Audace Cerignola, spiegandone l’essenza e le idee che lo guidano. Ma non solo: nell’intervista ci siamo soffermati anche sul più ampio “dilemma giovani” che riguarda il calcio italiano, tra opportunità, responsabilità e difficoltà nel dare davvero spazio alle nuove generazioni.
Di Toro racconta il nuovo ciclo dell’Audace Cerignola
Direttore, il Cerignola ha deciso di puntare fortemente su un ringiovanimento dell’organico. Crede che sia questa la direzione del calcio moderno: rose ricche di giovani calciatori? E crede che, in questo senso, sia maggiormente una scelta tecnica o una scelta legata alla sostenibilità?
“A Cerignola abbiamo avuto comunque un cambio societario per cui essendo una società nuova, dobbiamo rendere abbastanza gestibile dal punto di vista generale l’investimento. Sotto l’aspetto tecnico ci sono stati dei cambiamenti: giocatori che hanno dato tanto avevano bisogno di nuovi stimoli e sono andati in altre squadre. Dopodiché nella valutazione globale – sicuramente – ringiovanire è stata una politica voluta, cercata. Ripeto, per dare conoscenza e continuità alla nuova proprietà. Penso che società come la mia debbano necessariamente puntare alla sostenibilità e quindi alla valorizzazione dei giovani”.
Di Toro dice la sua sulla fiducia ai giovani
Collegandomi alla domanda precedente: crede che ci sia ancora troppa “paura”, nel calcio italiano, di affidare responsabilità ai giovani? Ma soprattutto, pensa che il calcio italiano creda davvero nei giovani o ne parli soltanto?
“Questa è una domanda complicata, alla quale risponderò semplicemente dicendo che per me c’è un problema proprio di formazione. I nostri ragazzi vivono agiatamente, non per le strade e soprattutto non con la cultura della sofferenza e del sacrificio. Dopodiché c’è anche quel discorso della paura che ovviamente esiste. Perché un tecnico che si gioca la panchina e dopo due giornate viene messo in discussione, tende sempre a gestire altre cose per non aver paura. Ci vogliono le società che hanno gli attributi per mantenere il progetto tecnico e per far sì che ciò che poi l’aspetto tecnico deve fare, per far crescere questi ragazzi, venga garantito dalla fiducia”.
La scelta di mister Raimondo Catalano, le parole di Elio Di Toro
In quest’ottica, dunque, la scelta del mister è forse la più importante. Cos’ha visto in Catalano che altri allenatori non avevano? E quant’è importante per un DS lavorare con un allenatore che condivida la stessa idea di sviluppo dei giovani?
“È sicuramente determinante per un progetto tecnico, sia dal punto di vista del valore tecnico, ma anche per la strategia aziendale. Che vada così a rispecchiare ciò che una società ha in mente di fare per la stagione. È chiaro che la sinergia tra DS e allenatore sia determinante, perché nella scelta, nella valutazione del calciatore da prendere – e da non considerare – rientra quest’unione, questa unità d’intenti che possa garantire un progetto tecnico condiviso. Io per forma mentis tendo sempre a fare le squadre in base alla tipologia di allenatore che ho scelto per quel tipo di progetto. Per cui è estremamente importante che si valuti bene e attentamente il tecnico da prendere.
La scelta di Catalano è una scelta dettata da un cambiamento radicale, che dal punto di vista storico (come proprietà) questa società ha avuto, e ho considerato che ringiovanendo avessi bisogno di un formatore. Ma anche di una figura che avesse gli stimoli e la fame di doversi affermare. Così come alcuni giocatori che abbiamo scelto. Lui ha conoscenze, ha vinto un campionato meritatamente con il Savoia – magari ai nastri di partenza anche da sfavorito. Lo conoscevo come persona, avendo condiviso già un’esperienza mi è sembrato il momento giusto per partire con questo progetto insieme”.
Gli obiettivi stagionali
Lei ha spiegato che la priorità del Cerignola è mantenere la categoria e poi prendere tutto ciò che viene. Ma dopo queste prime giornate crede che possa essere una delle sorprese del campionato?
“Noi siamo una realtà che deve apprezzare la Lega Pro, perché quello che stiamo vivendo è un qualcosa di unico e straordinario. Ci siamo consolidati in questo panorama e mantenere questa categoria è troppo importante, soprattutto per la città. Questo è il presupposto iniziale. Poi è chiaro che ci auguriamo di esprimere valori tecnici e morali – che ci contraddistinguono – che ci portino risultati migliori, come è successo in passato. Però è ovvio che questo sia frutto di tante componenti. In questo momento siamo partiti in un modo giusto, ma siccome il calcio è fatto di insidie non dobbiamo cullarci di nulla: dobbiamo spingere affinché si faccia il meglio possibile”.
Come si scelgono i giovani giusti? Ce lo racconta Elio Di Toro
Parlando di ragazzi, quest’estate sono state fatte tante scelte. Sono arrivati giocatori che nei settori giovanili dei club si sono distinti. Nell’ambito della selezione, cosa guarda per prima cosa quando osserva un giovane calciatore: qualità tecnica, personalità, fisico, lettura del gioco o altro? Ma soprattutto quanto conta il carattere rispetto al talento?
“Ci sono tante sfaccettature e aspetti da considerare. Nella scelta incide sicuramente il coraggio di mettere in risalto dei valori che magari si notano, ma non sono stati espressi. Tendenzialmente scelgo giocatori che negli ultimi anni non hanno avuto spazio, a causa di infortuni o di dinamiche tecniche. Io cerco di recuperare questi aspetti, dando fiducia. Perché esistono ragazzi che avrebbero bisogno proprio di questo. Ci sono aspetti che considero, parlando di giovani: legati al ruolo e alla funzionalità rispetto a ciò che l’allenatore vuole. Quando si sceglie un ragazzo rispetto ad un altro, lo si fa per qualità tecniche-morali nel ruolo che si cerca. Ma la reale differenza la fa il lavoro”.
Di Toro parla di Vinciguerra
Vorrei soffermarmi su un singolo, Alessandro Vinciguerra. Ex capitano della Primavera del Cagliari, giocatore dalle enormi qualità, che da svincolato sceglie proprio il Cerignola. Nonostante l’interesse di numerosi club. Immagino sia motivo d’orgoglio per la dirigenza essere ormai un punto di riferimento nello sviluppo delle potenzialità. Quanto è importante, per voi, riuscire ad attrarre profili di questo livello e cosa ha spinto Vinciguerra a scegliere proprio Cerignola?
“Vinciguerra l’avevo notato nella Primavera del Cagliari e in qualche spezzone di gara al Monopoli. Di lui mi è piaciuta soprattutto la capacità di poter creare situazioni favorevoli. Ma la cosa determinante è che mi ha trasmesso tanto spirito, tanta voglia di voler fare bene: non si ferma mai. Poi ha un’accelerazione importantissima. Sotto questo aspetto sono molto attento. Mi auguro che faccia bene, perché se lo merita. È un ragazzo straordinario, che ha delle qualità morali altissime. La scelta di venire a Cerignola? Credo che sia da addurre al fatto che in questi anni abbiamo lavorato molto nella ricerca di produrre valori. Unito anche al fatto che si è creata subito empatia e credo che, attraverso il suo agente, si sia valutata la vera volontà della società di volerlo prendere per puntare su di lui”.
Le domande ‘Prendi Nota’: i giovani consigliati da Di Toro
Ultime due domande, direttore, che si collegano al format “Prendi Nota”: quali sono per lei 3 giovani, presenti in Serie C, di cui il pubblico dovrebbe prendere nota? E infine, ci dice un giovane del Cerignola che secondo lei sorprenderà tutti entro fine stagione?
“Parto dal mio. Mi auguro che Nanula, classe 2008 di nostra proprietà, possa uscir fuori per le qualità che ha. Poi, guardando in generale, penso che ci siano tanti bravi giovani. Tre nomi? Russo del Catania; Menegazzo, 2005 del Lumezzane e Selleri, 2003 del Potenza”.
FOTO: Elio Di Toro, Audace Cerignola (Facebook)


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