Simone Iuliano è un portiere classe 2007, cresciuto nel settore giovanile della Turris, con cui ha anche esordito in Serie C nella stagione 2024/2025, prima del fallimento societario. Quest’oggi difende i pali della Sarnese, squadra militante nel Girone G di Serie D. Con i granata si sta mettendo in mostra e sta sempre di più acquisendo sicurezza. Mostrando anche il carattere giusto per essere il protettore della porta di una squadra che lotta per la promozione diretta. Ed ora occupa la prima posizione in classifica.
L’intervista a Simone Iuliano
Il portiere classe 2007 ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni. Ne è scaturita una piacevole conversazione. Nella quale sono stati affrontati diversi temi legati al suo passato, al presente con la maglia della Sarnese e alle sue ambizioni future.
Partiamo dal presente. Primi in campionato, cinque gol subiti e una sola rete inviolata. Quanto c’è di tuo in questi risultati?
“Penso che la squadra venga prima del singolo. Stiamo costruendo una difesa solida, anche se i cinque gol subiti nelle prime giornate possono sembrare tanti. Dal canto mio, sono sempre scontento quando incasso una rete, ma il ruolo del portiere è anche questo. Se dipendesse da me, non prenderei gol neanche in allenamento”.
Lo scorso anno sei stato protagonista della promozione in Serie C con il Savoia. Pensi che la Serie D ti stia stretta o rappresenti un buon trampolino di lancio?
“La Serie D è un campionato molto formativo. In Serie C e in Serie B c’è maggiore qualità tecnica. In D bisogna restarci il tempo necessario per crescere, fare esperienza e farsi trovare pronti quando arriverà la chiamata da una categoria superiore. Non mi pongo limiti: considero questo un punto di partenza e certamente non voglio restare in Serie D per tutta la carriera”.
Iuliano, tra passato e futuro
Come hai vissuto il fallimento della Turris, arrivato proprio nel momento in cui stavi iniziando a farti conoscere?
“Ti dirò la verità: mi è dispiaciuto molto per il fallimento della società, perché è stata la realtà che mi ha cresciuto e formato. Dal punto di vista personale, però, è stato proprio lì che è iniziato il mio percorso tra i grandi. Molti giocatori avevano iniziato a lasciare la squadra e il portiere titolare, Marcone, si svincolò. Da quel momento ebbi l’opportunità di giocare con continuità”.
Sei nato a Scafati. Sogni un giorno di portare in alto la squadra della tua città?
“Pur non avendo mai vissuto particolarmente la città, resta comunque il luogo in cui sono nato. Sarebbe sicuramente bello contribuire a portare in alto la squadra della mia città”.
Il futuro è nei tuoi pensieri o sei concentrato sempre sul presente?
“La mia testa è divisa in due. Sono completamente concentrato sulla Sarnese e sul campionato che stiamo disputando, ma allo stesso tempo il mio sogno è arrivare un giorno in Serie A”.
Il valore dei grandi e il rapporto con i compagni di reparto
In squadra hai compagni del calibro di Domenico Maggio e Marco Armellino. Cosa possono dare alla squadra?
“Sono sicuramente due campioni. Portano con loro grande esperienza e una mentalità vincente costruita negli anni. Sanno come si vince e riescono a trasmetterlo a tutta la squadra, dentro e fuori dal campo. Sono fondamentali prima come uomini e poi come calciatori. Non hanno mai fatto pesare il loro passato o la loro superiorità: sono persone estremamente umili. Si sono messi subito a disposizione e ci spronano costantemente a migliorare. Non smetteranno mai di dare qualcosa al calcio”.
Come ti trovi con i tuoi compagni di reparto?
“Siamo un gruppo molto unito. Lavoriamo duramente ogni giorno e mettiamo il mister nelle condizioni di avere più scelte possibili per la domenica.”
Iuliano, cosa ne pensa del ‘dilemma giovani’ legato al calcio italiano
Perché, secondo te, tanti giovani italiani restano bloccati nel “purgatorio” della Serie D? Perché poche società hanno il coraggio di puntare su di loro?
“Quello che vedo ormai ovunque è l’obbligo di vincere a tutti i costi. Non esiste più una vera progettualità basata sulla crescita costante. Un giovane magari non può garantire la stessa esperienza di un calciatore più maturo e, nell’immediato, potrebbe non assicurare gli stessi risultati. Ed è proprio questo il grande problema del calcio italiano: si guarda quasi esclusivamente al risultato finale e non al percorso. Dovremmo prendere esempio da altri Paesi, come l’Inghilterra, dove nei settori giovanili vengono valutati soprattutto i progetti e le strutture societarie, più che i risultati ottenuti sul campo”.
Il suo modello
Ti ispiri a qualcuno in particolare?
“Il portiere a cui mi ispiro maggiormente è Mike Maignan. Per me è un fenomeno. In generale, però, cerco sempre di imparare qualcosa da tutti i portieri con cui mi alleno. Anche gli avversari che incontro in partita mi lasciano insegnamenti che porto con me e che arricchiscono il mio bagaglio calcistico e personale”.


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