Angelino riceve palla, un po’ più avanti del centrocampo. Stop direzionato e subito il corpo è diretto verso la porta. Corsa per entrare sulla trequarti: dribbling secco ad evitare la scivolata di un difendente del Latina. Tocco di destro, per andare a sinistra, e altro dribbling. Ingresso in area: un tocco, due tocchi, altro dribbling – nello stretto -, terzo tocco e rasoiata di destro ad incrociare sul secondo palo. Gol. Per raccontare Pietro Angelino, centrocampista classe 2009 di proprietà dell’Avellino, forse non c’è immagine migliore. La più recente, quella che porta al gol del 3-1 contro il Latina. Di domenica scorsa. Perché colpi del genere, azioni personali di questo calibro, non sono casuali se non li hai nel sangue. Perché questo è talento puro ed ora va valorizzato, senza alcun dubbio.
La storia calcistica di Pietro Angelino
Pietro Angelino nasce il 7 aprile 2009 a Maddaloni, in provincia di Caserta. Il suo viaggio nel calcio comincia quando ha appena cinque anni, con una palla tra i piedi e la maglia dello Sporting Caivano addosso. È lì che muove i primi passi, in una realtà dilettantistica campana che diventa il punto di partenza di un percorso destinato, nel tempo, a cambiare direzione. Dopo due stagioni arriva il primo trasferimento, al Capua. Poi, nell’estate del 2019, una nuova tappa: la Real Casarea. Angelino cresce, cambia ambienti, conosce nuove realtà e continua a inseguire quel sogno che, ancora bambino, comincia a prendere una forma più concreta. Nel settembre 2020 è il momento degli Azzurri, prima di un altro capitolo, quello alla Peluso Academy, iniziato nel luglio 2022. Ogni passaggio aggiunge un pezzo alla sua storia, fino alla svolta che arriva l’anno successivo.
Nel 2023, infatti, il suo percorso incrocia quello dell’Avellino. L’approdo in un settore giovanile rappresenta un nuovo gradino da scalare. Angelino entra così nel mondo biancoverde e comincia a misurarsi con un livello diverso, fatto di nuove responsabilità e aspettative.
Pietro Angelino, l’U17: una categoria troppo stretta
Lo scorso anno, alla sua prima stagione con la maglia dell’Under 17 dell’Avellino, Pietro Angelino fa subito vedere di che pasta è fatto. È un campionato da uomo copertina fin dal primo momento: scende in campo senza paura, con la leggerezza di chi vuole prima di tutto divertirsi, ma anche con la fame di chi sa di avere qualcosa da dimostrare. Gol dopo gol, diventa uno dei volti simbolo della squadra di Pianese. A fine stagione è il capocannoniere dell’Under 17: 16 reti in 22 presenze, quasi un terzo dell’intero bottino realizzato dai biancoverdi. Numeri che raccontano già molto, ma che forse non bastano a spiegare l’impatto che ha sul campionato. La sua crescita, infatti, non passa inosservata. A un certo punto, mister Molino decide di chiamarlo con la Primavera 2. Un salto di categoria che arriva quasi naturalmente, perché ad Angelino l’Under 17 comincia a stare stretta.
Le prime apparizioni in Primavera 2 e l’attuale momento di forma di Angelino
Il salto in Primavera 2 non gli fa paura. Per nulla. Lo scorso anno mette a segno 2 presenze, ma tanto basta per lasciare il segno. Sigla un gol nel derby campano tra Avellino e Benevento. Serve solo spazio, per poter incidere davvero. E il progetto dell’Avellino, quest’anno, riparte proprio da lui. Con il cambio generazionale e il consequenziale spazio ai 2008 e 2009 nelle Primavere nazionali, ecco che è il turno di Angelino di prendersi la scena.
Inizia con il botto, è subito decisivo. Anche questa volta va a segno in un derby, quello tra Avellino e Napoli nella prima giornata del campionato di Primavera 2. Il timbro decisivo, il gol che chiude il match sul 3-1. Ma non finisce mica qui: passa una settimana, l’Avellino va a Cosenza e Angelino non vuole fermarsi. I biancoverdi sono sotto all’intervallo, il classe 2009 entra realmente nel match e lo spacca: gol del pari, che dà il là alla rimonta che gli irpini completano. Si arriva quindi al match contro il Latina: il copione è lo stesso, Lupacchiotti sotto alla ripresa ed ecco Angelino in campo. Basta poco: cross di Frulio, taglio perfetto sul secondo palo e incornata vincente per il pari. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Poco dopo è lui a costruire l’azione del gol del 2-1 di Delishi. E poi? E poi il genio, la forza, l’istinto, la corsa, la tecnica e la freddezza: sgaloppata da centrocampo, 4 giocatori del Latina saltati, tiro e doppietta personale. La prima in Primavera 2, per il quarto gol in 3 giornate, che porta l’Avellino a punteggio pieno.
Le caratteristiche e i punti di forza, ma dove può migliorare Pietro Angelino?
Mezzala, trequartista e – contro il Latina – esterno offensivo sinistro nel 4-2-3-1. Duttilità, intelligenza tattica, capacità nel saltare l’uomo, tempi d’inserimento e un’incredibile predisposizione al gol. Dovuta ad una facilità disarmante nel calcio. Il classe 2009 ha un repertorio completo: legge gli spazi, sa attaccarli e quando ha il pallone tra i piedi è probabile che inventi qualcosa. Non è egoista, sa quando deve distribuire la sfera ed è abile anche nel compiere le scelte meno banali. Aperture, cambi di gioco, ricerca della verticale, insomma ottima distribuzione. Anche se può migliorare nell’ultimo passaggio, in rifinitura. Molino lo sta forgiando e sta cercando di sfruttare al meglio le sue caratteristiche. Ma forse nell’Avellino di oggi non ha ancora trovato una collocazione precisa. Ciò che è chiaro, però, è che – in un modo o nell’altro – bisognerà farlo. Perché Angelino ora è davvero pronto ad essere protagonista.
Ma dove può migliorare? Abbiamo intervistato il suo agente, Vincenzo Pisacane, per avere un suo parere sui punti di forza di Angelino e sugli aspetti del gioco in cui può ancora crescere. Queste le sue parole: “Lui ha grande voglia e tecnicamente ha una grande visione di gioco. Vede i tempi, è incisivo anche in zona gol perché riesce a leggere la giocata, riesce a leggere dove andrà la palla e come sarà la giocata. Questa è una cosa di cui gli va dato atto. Uno che fa la mezzala e ha queste statistiche. Credo sia evidente che abbia il fiuto del gol, ma che soprattutto sappia sempre dove trovarsi. Perché è molto intelligente tatticamente. Dove deve crescere? I suoi movimenti in campo a volte sono dettati troppo dal suo istinto. Ovviamente questo glielo farà sicuramente capire l’allenatore, su cosa debba realmente fare. Lui è talmente volenteroso che fa tante corse che sono quasi inutili. Ma le fa perché ci tiene tanto ed ha una grande voglia di emergere“.
FOTO: Pietro Angelino, G.E.V. Sport & Management (Instagram)


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