Girone B di Serie C. Al terzo posto in classifica c’è la squadra più giovane del campionato, escluse le tre Under 23, con un’età media di 22,2 anni e una rosa composta quasi esclusivamente da calciatori italiani. Il Grosseto di Paolo Indiani, allenatore con 12 promozioni in carriera, sta diventando un modello per il calcio italiano.
Non ama il soprannome, ma in Toscana lo chiamano tutti “il Mago”. Paolo Indiani, classe 1954, quest’estate ha ricevuto dal Grosseto la conferma sulla panchina fino al 30 giugno 2028, dopo aver conquistato la promozione in Serie C. Da neopromossa, la sua squadra è al terzo posto, alle spalle di Ravenna e Spezia. Alla decima giornata ha pareggiato 4-4 sul campo del Livorno, in un derby giocato senza paura.
Paolo Indiani, la storia di ‘Mister Promozione’ e il legame con i giovani
I numeri raccontano una carriera da record. Con il Grosseto, Indiani ha centrato la dodicesima promozione della sua carriera, la quarta consecutiva dalla Serie D alla C dopo quelle conquistate con San Donato Tavarnelle, Arezzo e Livorno. Tutte sono arrivate in Toscana, attraversando sette province diverse. La prima risale alla stagione 1982/83, con il San Gimignano, quando aveva appena 29 anni. Dietro questa lunga serie di successi c’è una costante: i giovani. Le promozioni di Indiani non sono state costruite soltanto sull’esperienza dei veterani, ma anche sulla capacità di valorizzare ragazzi che, sotto la sua guida, sono riusciti a emergere.
Il primo salto tra i professionisti, nella stagione 1998/99 alla Rondinella, passò anche dalla crescita di un giovanissimo Andrea Barzagli. Nella promozione con il Livorno, nel 2025, accanto ai giocatori più esperti c’era un folto gruppo di calciatori nati tra il 2004 e il 2007, arrivati da club di categoria superiore. Lo stesso Indiani ha spiegato come, in Serie D, dove le regole impongono di schierare giocatori under, riesca a entrare in sintonia con i ragazzi più di quanto accada ad altri allenatori, anche dal punto di vista tecnico-tattico. I risultati sono evidenti: le squadre vincono e i giovani migliorano. È questa la formula che il Grosseto sta cercando di riproporre.
Il Grosseto di Indiani
La promozione in Serie C non ha cambiato la filosofia. Il Grosseto è la squadra più giovane tra le 57 partecipanti (escluse le Under 23, ovviamente) al campionato di terza serie, con un’età media di 22,2 anni. A Pineto, nel 4-0 di fine settembre, nell’undici titolare c’era un solo giocatore nato prima del 2000: il capitano Duccio Brenna. In porta c’è Marcu, classe 2007. Giocatori di movimento? Trovano spazio Tosi, classe 2008 in prestito dal Pisa, Andreoli e Fiorini, entrambi classe 2006 e cresciuti rispettivamente nei settori giovanili di SPAL ed Empoli. Poi Mannelli e Pitti, classe 2005, Ciraudo, classe 2006, Gori, classe 2004, Fabbri e Damiani, classe 2003.
Alla seconda giornata, dopo la vittoria di Ostia, Indiani aveva sottolineato con orgoglio un dato: «Noi oggi abbiamo giocato con otto esordienti in C». Il progetto ha convinto anche la società, che gli ha proposto un prolungamento del contratto fino al 2028 per proseguire il lavoro con i giovani. La valorizzazione degli under, del resto, non è una novità per il tecnico toscano: in Serie D ha costruito una parte importante dei suoi successi proprio sulla capacità di trasformare giovani promesse in calciatori pronti per il calcio professionistico.
Un percorso favorito anche dalle battute con cui il tecnico coinvolge i ragazzi nello spogliatoio, aiutandoli ad ambientarsi e a trovare il proprio spazio. Il suo metodo sembra riuscire a valorizzare concretamente ciò che la regola degli under vorrebbe ottenere: la trasformazione di giovani promesse in professionisti solidi e consapevoli. Il segreto, per Indiani, è l’aggiornamento costante. «Se non ti adatti a loro sei morto» – ha spiegato, sintetizzando la necessità di comprendere le nuove generazioni e adeguare il proprio modo di allenare.
Il gioco del Grosseto: 4-2-3-1, ritmo e coraggio
Il Grosseto di quest’anno usa stabilmente il 4-2-3-1. Davanti alla difesa a quattro ci sono Damiani e Andreoli, poi un terzetto tecnico (Fiorini, Sabattini e Fabri) alle spalle di Gori o Tosi. Conta meno il disegno che il movimento: i tre trequartisti si muovono di continuo per togliere riferimenti alla difesa. La linea difensiva è alta e usa il fuorigioco. Il rovescio della medaglia, secondo l’analisi di TifoGrifo, è che quando è costretta ad abbassarsi a lungo la squadra perde efficacia e può concedere spazio alle spalle dei difendenti.
Ma lui non ha paura, il suo Grossetto è spregiudicato e non aspetta la partita, va a prendersela, come lo dimostra il rocambolesco 4-4 dell’ ultima giornata. Indiani non è però un uomo di un solo modulo. In passato ha giocato con il 4-3-3 e con il 3-5-2 a Pontedera. Pascali, suo ex giocatore oggi allenatore dell’Orvietana, ha detto dopo averlo battuto che “Indiani è il migliore allenatore in Italia” e ha aggiunto che il suo calcio è difficile da affrontare perché sa cambiare la squadra in corsa. Lo stesso Indiani racconta di un calcio stravolto rispetto a quando ha iniziato.
Da Barzagli in poi: chi è cresciuto con Indiani
Nella sua storia uno dei motivi d’orgoglio è il lancio di Andrea Barzagli. Nel 1998/99, alla Rondinella, Indiani lo schierò giovanissimo nella squadra promossa dalla D in C2. Barzagli giocava da centrocampista, e fu lui a segnare il gol decisivo per la vittoria del campionato. Indiani ricorda che all’inizio non lo vedeva molto e gli preferiva un compagno, ma vedeva nel ragazzo un’intelligenza calcistica e forza mentale differente. Gli diede spazio, lui giocò una gara strepitosa e non uscì più, dando il via ad una carriera più che vincente: campione del mondo nel 2006 e protagonista negli otto scudetti vinti con la Juventus.
Anche Emilio Pattarello deve molto al tecnico toscano, l’attaccante è arrivato ad Arezzo a parametro zero nell’estate 2022 per la Serie D. Con Indiani in panchina, è rimasto fino alla promozione in B di quest’anno, dopo quella in C del 2023. In un’intervista ha detto di avere grande stima di Indiani come persona e come allenatore, e che la sua voglia di lavorare e vincere contagia e trascina. Aggiungendo, con onestà, che “caratterialmente va preso con le pinze”. Forse il mister avrà qualche difetto, ma sicuramente elementi come Indiani fanno bene al calcio italiano, che deve ad uno dei suoi allenatori più longevi, una propositività incoraggiante di svecchiamento.
FOTO: Profilo Facebook Grosseto


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