Gasperini e quel parallelismo con Ferguson: “Le risposte te le danno i giovani”

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Gian Piero Gasperini è un maestro del calcio. Uno di quegli allenatori che, volente o nolente, cambiano la storia di questo sport. Con le idee, con il gioco, ma soprattutto con la visione. Perché il calcio è soprattutto lungimiranza. E Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Naturalmente, c’è bisogno di fiducia: società che lasciano il tempo per esprimere il proprio valore. E Gasperini, con Genoa e Atalanta maggiormente, l’ha avuta. Ma questa fiducia concessagli, Gasp, l’ha riflessa fedelmente nel suo lavoro. Nella valorizzazione dei giovani, nel dare la possibilità ai talenti delle proprie squadre di mettersi in risalto. Di mettere in mostra tutte le loro potenzialità. Il più delle volte venendo ripagato.

Gli inizi da tecnico e il percorso di Gasperini

Gian Piero Gasperini ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 1994, alla guida della Juventus Primavera, prima di passare tra Serie C e Serie B con Genoa, Crotone e altre esperienze. La svolta arriva proprio al Genoa, dove tra il 2006 e il 2010 costruisce una squadra spettacolare, riportandola in Serie A e conquistando la qualificazione in Europa. Dopo le parentesi con Inter e Palermo, torna al Genoa e nel 2016 approda all’Atalanta.

A Bergamo vive il periodo più importante della sua carriera: in nove stagioni (2016-2025) trasforma l’Atalanta in una presenza stabile ai vertici del calcio italiano ed europeo, ottenendo più qualificazioni in Champions League e vincendo l’Europa League 2023/24, primo trofeo internazionale della storia nerazzurra. Dal 2025 è alla guida della Roma.

Gasperini e la valorizzazione dei giovani

L’inizio della carriera da tecnico della Juventus Primavera gli ha permesso di comprendere appieno come sviluppare il potenziale dei propri calciatori. In un’intervista recente ai microfoni de La Gazzetta dello Sport ha parlato di quel periodo e di come gli sia stato utile nelle sue esperienze successive: “Io sono cresciuto nei settori giovanili, allenando gli esordienti. Ho fatto tutta la trafila, questa formazione l’ho mantenuta e allenare i giovani ti abitua e ti impegna a vedere il ragazzino come un qualcosa che ti immagini cosa possa diventare“.

Parole importanti, che permettono di addentrarsi meglio nel fantastico mondo di Gasp. Un allenatore che ha costruito la sua carriera senza mai conformarsi, scegliendo una strada unica e dando spazio a chi davvero potesse fare la differenza all’interno delle sue squadre. Seppur negli ultimi tempi attorno alla sua figura si siano creati numerosi dibattiti, quello che resta – lampante, quindi sotto gli occhi di tutti – è che Gasperini sia qualcuno da cui tutti dovrebbero prendere un minimo spunto. A partire dai vertici della Federazione, fino agli allenatori delle categorie meno nobili del calcio italiano. Arrivando anche agli educatori delle scuole calcio.

I giovani lanciati, o valorizzati, da Gasp

Nel 2017, poco dopo l’inizio dell’esperienza Bergamo, ai microfoni di Sky Sport, Gasperini stilò l’11 di esordienti più forti lanciati da lui stesso. La squadra era così composta (3-4-2-1): Perin; Izzo, Caldara, Bastoni; Sturaro, Mandragora, Gagliardini, Criscito; El Shaarawy, Petagna; Palladino. Ma da quel lontano gennaio del 2017 sono passati oltre 9 anni e, nel corso di questo lasso di tempo, Gasp non si è fermato nel lanciare giovani o nel valorizzarli.

Con la Dea, fino al 2025, ha continuato a spedire in campo talenti che poi sono esplosi definitivamente. Tra i tanti ci sono: Franck Kessie, Dejan Kulusevski, Roberto Piccoli, Amad Diallo, Matteo Ruggeri, Giorgio Scalvini, Giorgio Cittadini, Marco Palestra e Lorenzo Bernasconi. E, ora, alla guida della Roma sta valorizzando Niccolò Pisilli. E ha lanciato Emanuele Lulli. Con il classe 2007 che è la vera rivelazione di questo inizio di campionato dei capitolini.

Il parallelismo con Ferguson

Partiamo con una premessa: Sir Alex Ferguson è la storia del calcio mondiale. Quindi nessun paragone diretto. Ma un parallelismo sulla filosofia va fatto. Il tecnico scozzese, nel corso della sua carriera, è stato un professore per quanto riguardava la valorizzazione dei giovani. Ferguson ha lanciato talenti, fenomeni generazionali. Quelli che hanno stravolto le regole di questo sport. Per dirne alcuni, partendo dalla classe del ’92: Ryan Giggs, David Beckham, Gary Neville, Phil Neville, Paul Scholes. Fino, poi, a passare ai calciatori non cresciuti nel settore giovanile dei Red Devils: Cristiano Ronaldo, Wayne Rooney, Rio Ferdinand, Patrice Evra, Nemanja Vidić, Ji-sung Park, Carlos Tévez, Javier Hernández, Nani.

Il racconto

Questo per dire che, inevitabilmente, qualche lezione Sir Alex possa darla. In un’intervista passata, infatti, le sue parole avrebbero dovuto essere d’ispirazione per tutti. Riassumiamo in breve. Ottobre 2010. Il Manchester United attraversa una fase delicata. Wayne Rooney ha manifestato la volontà di lasciare il club e il progetto di Sir Alex Ferguson viene messo in discussione. Il tecnico scozzese, però, non arretra: difende la sua idea di calcio e, soprattutto, la fiducia nei giovani.

«Ho sempre saputo riconoscere il potenziale. So dove può essere sviluppato, so come svilupparlo e ho fiducia in esso. E i giovani sorprendono quando viene data loro un’opportunità».

Per Ferguson, non si tratta soltanto di individuare un talento, ma di accompagnarlo nella crescita e avere il coraggio di aspettarlo. Lo aveva fatto già fatto, proprio con Rooney e Cristiano Ronaldo.

«Ho avuto un giocatore che una volta mi disse che Rooney e Ronaldo non erano abbastanza bravi. Ci credete? Diceva davvero che non erano abbastanza bravi».

La risposta di Ferguson è tutta nella sua filosofia: il talento non sempre si manifesta immediatamente. A volte bisogna riconoscerlo prima degli altri, proteggerlo e soprattutto concedergli l’opportunità di dimostrare ciò che può diventare.

La filosofia di Gasp

Ed è in questo contesto che si inserisce quanto altro detto da Gasperini a La Gazzetta dello Sport. Il tecnico della Roma ha spiegato così i motivi per cui è sempre riuscito a trarre fuori il meglio dai giovani: “Tu i giovani li provi, vedi se hanno bisogno di tempo, se hanno fiducia o voglia di fare. E le risposte te le danno loro. Gli errori? Sono gli adulti che devono stare più cauti nei giudizi. Nel calcio i gioielli migliori bisogna farli crescere”. E, allora, si può dire: Gasperini qualcosa da Sir Alex ha imparato, l’ha fatta sua ed ora – appellandoci ai corsi e ricorsi storici di Vico – qualcuno sarebbe meglio che imparasse a sua volta.

FOTO: Ferguson, Austin Osuide / Wikimedia Commons — CC BY 2.0

FOTO: Gasperini, Quirinale.it

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