Francesco Amiranda è pronto a sbocciare. Dopo due grandi stagioni con la maglia dell’Avellino Primavera, il centrocampista classe 2007 – quest’estate – si è trasferito all’Audace Cerignola. Elio Di Toro, direttore sportivo dei pugliesi, ha creduto nelle sue capacità, offrendogli la possibilità di vivere la sua prima esperienza da professionista. Un traguardo meritato per il calciatore, che ha compiuto un bel salto dopo essersi affermato come uno dei migliori centrocampisti dell’intero Primavera 2. Un passaggio importante, in una piazza altrettanto di valore, che da più stagioni porta avanti un progetto sostenibile. Ma ora, a Francesco, serve spazio e la possibilità di dimostrare il suo talento. Affinché questo non sia un anno perso, mister Raimondo Catalano dovrà avere un ruolo determinante. Cercando soprattutto di andare oltre il pensiero – ricorrente, ridondante – che in un campionato di Serie C servano giocatori già pronti. Come se un 2007 non possa essere pronto. Soprattutto in virtù di quanto fatto vedere con le Under. Se il talento c’è, ci sarà sempre.
Dalla Puteolana all’Avellino, Amiranda alla ribalta: una crescita esponenziale
Amiranda cresce nel settore giovanile della Puteolana. Nel settembre del 2023 arriva il trasferimento all’Avellino. Nella stagione 2023/2024, il centrocampista gioca con l’Under 17 del club irpino. Nel frattempo la Primavera compie un grande salto, agguantando la promozione in Primavera 2. Amiranda – da mediano-regista basso – mostra grandi capacità, gioca con sicurezza ed è un passo avanti a molti altri: sono anche questi i motivi per cui nella stagione successiva diventa un titolare inamovibile nella prima stagione dei biancoverdi nel campionato giovanile di secondo livello. Con la maglia dei Lupi – nella stagione 2024/2025, dove arriva una salvezza quasi al fotofinish – totalizza 28 presenze con 2 gol messi a referto. Ma quello che mette principalmente in mostra – seppur ancora in maniera grezza – è un’abilità innata in interdizione e un controllo serafico nella gestione dei possessi.
Ma è nel campionato successivo (lo scorso), con Luigi Molino dall’inizio sulla panchina dell’Avellino, che sale in cattedra. Gioca con maturità, diventa leader, Molino lo responsabilizza dandogli in mano le chiavi del centrocampo. Maggiore fiducia, maggiori compiti. Ma Amiranda risponde con serietà, senza altezzosità: lavora, si mette a disposizione del tecnico, diventandone una pedina fondamentale. Comprende il sistema di gioco e agisce come un soldato. Difende, intercetta, chiude varchi e se necessario si piazza uomo su uomo a tutto campo – in marcatura. E poi: ripulisce quando serve, imposta con i giusti tempi e con la voglia di andare alla ricerca della verticalità. Diventa il metronomo della squadra: alza i ritmi quando l’Avellino deve; li abbassa quando bisogna addormentare il match. Ogni tanto si stacca dall’impostazione e attacca l’area: in 29 presenze, infatti, arrivano due reti.
Il primo contratto professionistico e il prestito al Cerignola: ora però serve spazio
Il contesto prende forma anche per l’Avellino che, in estate, trova l’accordo con Amiranda. Per lui arriva il primo contatto da professionista. Un attestato di stima significativo da parte delle società irpina che, inoltre, per permettere al centrocampista di svilupparsi al meglio ed avere maggiore spazio, decide di mandarlo in prestito in Serie C all’Audace Cerignola. Mantenendo il controllo sul cartellino del classe 2007. Un’operazione mirata, per non far sì che un patrimonio del club restasse nei campionati giovanili o ai margini della prima squadra.
Ma per rendere il prestito l’opzione giusta, ora c’è bisogno anche di uno sforzo da parte della squadra pugliese: ad Amiranda serve continuità. La possibilità di districarsi in gruppi importanti è sicuramente formativa, ma affinché la formazione si incanali nel verso giusto c’è bisogno di minutaggio, presenze, quindi coraggio. C’è necessità di tastare il rettangolo verde. Accettando anche l’insorgenza di qualche errore. Perché un giocatore con le sue qualità non può diventare un ulteriore caso del calcio italiano. Non deve esserlo. Quando il talento esiste, la fiducia è uno dei pochi mezzi atti a farlo sbocciare.
I punti deboli di Amiranda, dove il calciatore può crescere
Senza dubbi Amiranda dovrà crescere. Molino più volte ne ha risaltato le qualità, ma anche i punti deboli su cui il calciatore dovrà necessariamente lavorare. Uno fra questi è senza dubbio legato agli avvii dei match. Nelle due stagioni in Primavera ciò che è risaltato all’occhio è che, per quanto fosse indubbiamente un calciatore dalle grandi qualità tecniche e di lettura, il centrocampista avesse delle difficoltà ad entrare fin da subito nei ritmi delle gare. Come un’auto a diesel, ha sempre avuto bisogno di tempo per comprendere le dinamiche degli incontri ed esprimersi al massimo in questi.
Una problematica probabilmente legata alla necessità di studiare prima gli avversari: movimenti, posizionamenti, velocità della palla, zone critiche e possibile raggio d’azione. Ma anche forse ad una prerogativa caratteriale del ragazzo, che non riesce a stare fin da subito sul pezzo. Su questo, sicuramente, bisognerà sudare. Ed è anche questo uno dei motivi per cui mister Catalano avrà un ruolo fondamentale nel percorso del ragazzo. Che ad oggi non ha ancora esordito con il Cerignola.
